UNA DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE CONTRO LA GUERRA CHE NON SERVE AI MAOISTI ITALIANI

Proletari Comunisti-PCm insieme all’Unione Operaia Comunista (marxista-leninista-maoista) Colombia ed al Comitato per la Costruzione del Partito Comunista maoista – Galizia ha lanciato una proposta di dichiarazione internazionale[i] intitolata “Sviluppare la lotta rivoluzionaria contro i preparativi della guerra imperialista”. Allo stato attuale alla proposta hanno aderito successivamente altri due gruppi, il Partito Comunista (maoista) – Afganistan e Red Road (gruppo maoista) – Iran. I promotori hanno anche preannunciato a breve l’uscita di una rivista internazionale “Lotta tra le due linee”[ii].  La citata dichiarazione internazionale va quindi letta nel quadro di un salto di qualità del lavoro per la creazione di una frazionale internazionale del movimento marxista-leninista-maoista che, dopo la fine del Movimento Rivoluzionario Internazionalista [MRI], si propone come centro per la formazione di una nuova organizzazione internazionale dei marxisti-leninisti-maoisti.È quindi di particolare interesse e importanza che i maoisti italiani che non condividono le posizioni di Proletari Comunisti-PCm diano una valutazione su questa dichiarazione.La dichiarazione vuole rivolgersi ai settori avanzati del proletariato, delle masse popolari e dei popoli oppressi di tutto il mondo. Inizia sostenendo che i paesi imperialisti sono i principali terroristi. Successivamente elenca sommariamente alcune caratteristiche della fase attuale ponendo l’accento sullo scontro in atto tra le potenze imperialiste per una nuova spartizione del mondo. Segue l’affermazione: “Una nuova spartizione che può essere realizzata solo con la forza economica, finanziaria, militare, con la forza della guerra mondiale tra alcuni paesi imperialisti che rotolano verso il declino e altri che combattono per l’egemonia mondiale, come risultato dell’inesorabile legge economica dello sviluppo ineguale dei paesi imperialisti”.Quindi prosegue sostenendo che “le stesse cause economiche e sociali che spingono gli imperialisti a guerre di rapina, diventano condizioni materiali invivibili, insopportabili per gli schiavi del capitale, condizioni materiali per la ribellione dei proletari, dei popoli, delle nazioni e dei paesi sfruttati e oppressi dai monopoli e dai paesi imperialisti”.Infine dichiarano che il “Movimento Comunista Internazionale” deve: 1) “portare loro la coscienza rivoluzionaria, organizzare e trasformare le ribellioni in lotta rivoluzionaria”, 2) dare un esempio di unità e lotta internazionalista contro i preparativi per una nuova carneficina mondiale imperialista; 3) unire e coordinare gli sforzi per promuovere in tutti i paesi la lotta rivoluzionaria degli eserciti proletari contro la mobilitazione delle truppe e delle armi per le guerre reazionarie; 4) fare fronte comune con tutti i rivoluzionari e i settori democratici che si oppongono al sostegno e all’impegno…; 5) respingere e denunciare come traditori i satrapi opportunisti…che appoggiano una delle fazioni imperialiste…6) sostenere incessantemente la lotta rivoluzionaria guidata da autentici comunisti marxisti-leninisti-maoisti, principalmente la guerra popolare in India…”.I compagni italiani possono vedere che, a parte il punto finale (il n.6), tutto il resto è già stato detto e ripetuto un’infinità di volte, in modo anche più articolato e argomentato, da un significativo raggruppamento di forze che oggi è, in un certo senso, egemone nella sinistra rivoluzionaria del nostro paese. Uno schieramento che unisce rilevanti sindacati come il SI Cobas, ferrate organizzazioni della sinistra bordighista e “internazionalista”, nutrite organizzazioni comuniste giovanili come il FdGC e il FC, e conosciutissimi centri sociali come il Vittoria. Questo schieramento ha recentemente tenuto a Roma una partecipata conferenza internazionale e sta iniziando a maturare un progetto di partito. Da questo punto di vista, si tratta di una dichiarazione internazionale che riprende praticamente al 99% le posizioni di uno schieramento politico e sociale che può contare sul sostegno e sulla partecipazione di migliaia di attivisti e che, notoriamente, è fortemente anti-maoista.Tutto questo dovrebbe suonare molto strano e far riflettere. Se anche i cosiddetti maoisti dicono le stesse cose dei bordighisti, allora vuol dire che sono i bordighisti ad avere ragione. In realtà non è così, hanno torto i bordighisti e hanno torto i promotori di questa dichiarazione. I bordighisti hanno torto perché fa parte della loro impostazione fare un tipo di propaganda che combina il riformismo, il sindacalismo e il movimentismo con gli slogan e le frasi “internazionaliste” e “rivoluzionarie”. I promotori di questa dichiarazione hanno torto perché identificano le posizioni che dovrebbero essere dei maoisti con quelle degli anti-maoisti. Sembrerebbe, a leggere questa dichiarazione, che i maoisti non abbiano nulla da dire di diverso dagli altri, a parte ribadire che bisogna sostenere le lotte rivoluzionarie e le guerre popolari dirette dai partiti marxisti-leninisti-maoisti. Evidentemente non è così. Qual è il problema oggi? Quello di lanciare proclami rivoluzionari a tutti i proletari del mondo o quello di costruire dei partiti marxisti-leninisti-maoisti? E come si fa a costruire questi partiti, se si dicono le stesse cose dei nemici irriducibili del marxismo-leninismo-maoismo? Oggi quello che occorre è mettere al centro il maoismo come teoria guida per la rivoluzione proletaria. Oggi in un paese come il nostro è necessario spiegare ai proletari avanzati, quelli più coscienti, in che cosa i maoisti si differenziano, perché sono diversi, cosa vogliono fare di diverso, come vogliono farlo in modo diverso dagli altri. In questa dichiarazione manca l’essenziale. Non si parla della crisi terminale dell’imperialismo, non si sottolinea come oggi non si possa più parlare di “democrazia borghese”, ma che invece è necessario parlare di uno Stato borghese sempre più corporativo e quindi anche sempre più tendenzialmente fascista. Non si dice che la “guerra inter-imperialista” comporta inevitabilmente la fascistizzazione degli stati imperialisti. Non si lega la lotta contro la guerra a quella contro il fascismo e non si collega il tutto alla questione della costruzione di partiti comunisti di nuovo tipo. Non si cerca minimamente di attualizzare in termini politici e programmatici la grande parola d’ordine di Lenin della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile. Per di più si dà un quadro del tutto sbagliato della possibile evoluzione della III guerra mondiale. Si ripetono i luoghi comuni sulla guerra atomica che può portare alla scomparsa della vita sulla terra, ignorando la tesi di Mao che non si lasciava impressionare dalla possibilità di una guerra con impiego delle armi nucleari minacciata dagli imperialisti americani tanto da definire questi ultimi delle “tigri di carta” . Non c’è un minimo di analisi nemmeno dei rapporti di forza tra le potenze imperialiste e si lascia passare, in nome della teoria dello sviluppo ineguale, l’idea errata e apologeta che la guerra mondiale possa vedere una potenza imperialista emergere tra le altre e ristabilire un effettivo nuovo ordine mondiale sotto il proprio dominio. Noi ci chiediamo, dove sarebbe questa potenza emergente? Chi oggi è in grado di vincere la guerra imperialista e di far uscire l’imperialismo della sua crisi generale terminale ?Non riteniamo utile che questa frazione del movimento marxista-leninista-maoista, che non ha mai realmente rotto con le posizioni che storicamente si sono opposte alla Terza Internazionale, a Stalin e al glorioso VII Congresso dell’Internazionale Comunista, si presenti come centro per la costruzione di una nuova organizzazione internazionale. Si tratterebbe di una non certo migliore versione del MRI, ma anzi di una riproposizione in forme nuove di una centrale opportunista “di sinistra” sul modello di quella di Avakian. Di una strada, cioè, che ha dato tutto quello che poteva dare e che oggi non si può pensare di ripercorrere.NUOVA EGEMONIA      

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