Con il termine “pagliaccio” si fa riferimento ad una “Persona che si comporta in modo ridicolo, con assoluta mancanza di serietà, di dignità, di coerenza e sulla quale non si può fare alcun affidamento” (Voc. Treccani).
Su Resistenza, giornale dei CARC del 2 Giugno 2023, possiamo leggere un articolo intitolato “Che cosa è diventato il M5s?”. L’articolo prende le difese di Giulio Milani, leader di “Rivoluzione allegra”, che il 5 maggio a Massa avrebbe colto l’occasione di un comizio elettorale, per schiaffeggiare Conte e accompagnare il gesto con improperi contro le vaccinazioni anticovid. Giulio Milani, noto leader No Vax, risultava candidato di Massa Insorge, una lista elettorale locale fortemente appoggiata dai CARC. Dopo l’episodio, il candidato sindaco ha rilasciato una dichiarazione nella quale legittimava il gesto, richiamandosi al “tradimento” che il M5s avrebbe perpetuato nei confronti dei cittadini che lo avevano sostenuto. Il giornale Resistenza rincara la dose, parla di “gesto politico” e si lancia in una critica a tutto campo, in verità non a caso assai superficiale, contro il M5s. Non c’interessa qui entrare nel merito della “profondità” o meno delle critiche, ma avanzare alcune semplici considerazioni sull’operato di tale partitino, che avanza grandi pretese sul piano del riferimento all’ideologia comunista e, in particolare, al marxismo-leninismo-maoismo.
Riportiamo alcune citazioni dal numero del 2 giugno: [il M5s ha] “tradito … milioni di cittadini che avevano dato fiducia al M5s per le promesse di cambiamento”… “il M5s non ha un ruolo di opposizione e di alternativa ai partiti delle Larghe Intese, ma è parte integrante del teatrino della politica”…[il M5s] “è un partito della sinistra borghese che cerca di sopravvivere attingendo voti da un bacino che però è sempre più risicato”… “pieno sostegno del M5s alla gestione criminale della pandemia”.
Nei primi giorni del marzo 2020 è stata ufficializzata nel nostro paese l’esistenza della pandemia COVID 19. Ben sette mesi dopo, ossia alla fine del settembre 2020, si è tenuto il referendum liberticida relativo alla diminuzione del numero dei parlamentari, che oggi sta evidenziando i suoi esiti politici a favore dell’operato del governo fascista della Meloni. Questo referendum era stato proposto dal M5s e caldamente sostenuto dai CARC che, contro ogni logica minimamente democratico-borghese, avevano salutato l’iniziativa del M5s come iniziativa di rottura con la “logica delle larghe intese”. Il referendum è avvenuto nel pieno di quella gestione “borghese” della pandemia che oggi i CARC definiscono “criminale” e la cui responsabilità attribuiscono, tra gli altri, proprio al M5s.
Per anni i CARC hanno elogiato la politica del M5s, sino a salutare positivamente il governo fascio-populista Lega-M5s esito delle elezioni del marzo 2018, come un governo di rottura con il fronte delle larghe intese. La linea politica dei CARC si è infatti via via caratterizzata per il sostegno alla politica di un partito che oggi definiscono “criminale”, ma che in effetti è sempre stata sostanzialmente coerente, al di là delle alterne fortune che la hanno caratterizzata. Non è il M5s che ha tradito i suoi elettori ma, semplicemente, milioni di cittadini membri delle masse popolari hanno preso atto, come è avvenuto con altri partiti di potere e come in realtà sempre avviene dopo qualche anno, che tale partito ha poco a che fare con i loro interessi. Di per sé questo non si traduce in una qualche coscienza di classe. La tendenza spontanea è quella di ripetere meccanicamente questo tipo di esperienze cambiando ogni volta il partito di riferimento e magari transitando, lungo tale percorso, sempre più a destra. Chi ha tradito le masse popolari, almeno nel senso che ha evitato di proporre loro non diciamo un punto di vista comunista, ma almeno democratico-borghese, sono stati i CARC che hanno appoggiato a spada tratta la politica da sempre guerrafondaia, anticomunista, liberticida, antioperaia e corporativa di questo partito. Sono stati i CARC che hanno spacciato, insieme a tanti altri, come rispondente agli interessi delle masse una politica economica da classica destra sociale come quella del M5s (rispetto per es. al reddito di cittadinanza). Oggi di fronte all’evidenza del fallimento del M5s e di fronte agli esiti fallimentari della loro stessa linea politica, i CARC cercano di prenderne confusamente le distanze. Ma deve risultare chiaro che tutto questo non può passare sotto silenzio e che i CARC vanno chiamati a dover rispondere delle loro responsabilità politiche di fronte ai reali comunisti e ai sinceri democratici e, in generale, di fronte al proletariato del nostro paese. In questi decenni è maturata una mutazione genetica dei CARC, che ha portato il partito sempre più a destra, al di là dei facili ed occasionali civettamenti con la storia delle organizzazioni combattenti (in primis. con le Brigate Rosse), e che ha favorito l’immissione nel partitino di aree di dubbia provenienza in modo non dissimile da certi noti gruppi di matrice trotskijsta dell’Umbria e del PC di Rizzo. NUOVA EGEMONIA