Siamo in una situazione internazionale e nazionale caratterizzata dalla crisi terminale dell’imperialismo e da sempre più accentuate contraddizioni. Queste si esprimono nell’offensiva delle varie potenze imperialiste (USA, Stati europei, Russia e Cina, ecc.) contro i popoli oppressi, nell’inizio della guerra inter-imperialista e nel tentativo di schiacciare il proletariato e le masse popolari dei paesi imperialisti sul piano economico e tramite la repressione poliziesca.
In questo quadro la tendenza principale che si delinea sul piano oggettivo, e sempre più anche su quello della preparazione delle condizioni soggettive, è quella della rivoluzione proletaria mondiale. Il motore di questa tendenza è rappresentato in primo luogo dalle lotte dei popoli oppressi (a partire dall’eroica resistenza del popolo palestinese, ma con un ruolo di primo piano svolto dalle guerre popolari e dalle lotte rivoluzionarie per la Nuova Democrazia dirette dai partiti maoisti) e in secondo luogo dallo sviluppo dei movimenti di opposizione negli stessi paesi imperialisti.
Nei paesi imperialisti europei la crisi economica, quella politico-militare relativa alla guerra in Ucraina e quella egemonica, che si manifesta nella continua perdita di consenso dei partiti storici della borghesia, vengono sfruttate dal blocco borghese dominante dei vari Stati per approfondire l’offensiva economica, ideologica e poliziesca contro il proletariato, le masse popolari e i piccoli paesi europei dell’Europa Orientale, dei Balcani o di vaste aree regionali soggette al dominio imperialista ( Irlanda, Spagna o la stessa Italia con il Mezzogiorno e le Isole). In tutti i paesi imperialisti europei e nei paesi europei (per lo più rappresentati dalle ex-colonie e zone d’influenza del precedente blocco sociaimperialista dell’ex-URSS) assoggettati all’imperialismo avanza il fascismo. La sua forma si presenta, in primo luogo, come fascistizzazione dello Stato e, in secondo luogo, come espressione dell’ascesa delle forze politiche di estrema destra.
In particolare in Italia questo processo, alimentato da una devastante crisi politica ed egemonica, progredisce in modo accelerato verso la formazione di un regime. Le conseguenze sono quelle di:
-un’offensiva sempre più profonda ed estesa contro le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia (con i salari e uno standard di vita tra i più bassi d’Europa e con un crescente ammontare di morti dirette per infortunio sul lavoro e di morti indirette per malattie professionali spesso nemmeno riconosciute dagli istituti assicurativi nazionali), degli strati più sfruttati e oppressi della piccola borghesia, della maggioranza dei giovani e degli studenti, delle masse oppresse del Sud e delle Isole;
-una progressiva estensione dell’iniziativa poliziesca che, sempre più, prende di mira interi settori politici e sociali riducendo al minimo o cancellando i più elementari diritti democratici e sindacali e le più elementari libertà di espressione, di manifestazione, di organizzazione e di opposizione;
– di uno strapotere delle grandi rendite vecchie e nuove, pilastro nel nostro paese del blocco borghese dominante, che si nutrono della spesa pubblica accrescendo la burocrazia statale e militare e imponendo continui aumenti delle tasse insieme a una drastica riduzione dei servizi sociali (sanità, trasporti, scuola, di pubblico interesse), che ingrassano le industrie semi-parassitarie impegnate nel riarmo; che rimpinguando partiti, istituzioni ecclesiastiche, “associazioni culturali”, cooperative e ONLUSS dedite all’esercizio dell’egemonia reazionaria; che si impadroniscono dei centri urbani derubando, emarginando e scacciando, anche grazie alla repressione statale, le masse popolari; che mantengono intere aree (agricole e dedite al piccolo allevamento) delle regioni del Mezzogiorno e delle Isole in uno stato di arretratezza, perpetuando condizioni di lavoro semifeudali, il tutto al servizio dei monopoli dell’industria e della grande distribuzione del Nord e delle multinazionali di altri paesi imperialisti (europei e non); che traggono direttamente e indirettamente immensi profitti dalle grandi opere che devastano il territorio e impoveriscono la popolazione locale.
Questa situazione interna vede la crescente opposizione di significativi settori di giovani proletari e di strati borghesi piccoli-intellettuali, che oggi rappresentano la componente più significativa dei movimenti sociali e politici di opposizione, su cui comunque continuano a gravare, creando confusione, seminando illusioni e fomentando divisioni settarie, i ceti politici parolai della “sinistra radicale” e della quasi totalità della cosiddetta “estrema sinistra”. Si tratta però di un’opposizione che vede scendere in campo settori sociali che, a differenza dei decenni passati, non si lasciano più inglobare ed incanalare facilmente dai partitini e dai gruppi opportunisti e che prelude alla prossima discesa in campo della classe operaia e di altri settori sfruttati della piccola borghesia, così come prelude ad una prossima riscossa delle masse oppresse del Meridione e del popolo sardo.
Oggi per difendere e migliorare, su qualsiasi piano, le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e del proletariato industriale bisogna però fare i conti con il crescente fascismo. È chiaro che il blocco borghese dominante comprensivo delle grandi rendite parassitarie, l’imperialismo italiano, i partiti di potere (dall’estrema destra al M5S, al PD) e il governo fascista in carica non hanno nessuna intenzione e, di fatto spinti dalla crisi economica ed egemonica, nessuna possibilità di arretrare, di tornare indietro ad una presunta democrazia borghese parlamentare. Quindi continueranno ad andare avanti, costi quel che costi, facendo tutto il possibile per pacificare le masse, comprimerne all’inverosimile interessi, diritti e condizioni di vita e di lavoro, portarle al massacro nelle nuove guerre coloniali e nella guerra inter-imperialista. Quando si guarda onestamente, sotto il profilo intellettuale, alla realtà dell’Italia, non si può che rilevare il dato di fondo di una divaricazione assoluta, di una contraddizione irriducibile che si sta aprendo e che deve tradursi in una profonda crescita intellettuale e culturale in termini di coscienza di classe da parte dei settori sociali più avanzati dei movimenti di lotta e di opposizione. La coscienza di classe è infatti la premessa per poter far deviare i movimenti di opposizione dal loro corso meccanico, spontaneo, che li porta a restare sempre abbarbicati alle piccole rivendicazioni, alle piccole riforme, al movimentismo tanto eclatante e mediaticamente redditizio quanto impotente ed imbelle, alle forme in ultima analisi illusorie di pressione sui governi e sulle istituzioni, affinché si “ravvedano” e rinuncino ai loro propositi bellicosi e predatori.
Senza far deviare il movimento spontaneo dal suo corso meccanico, grazie all’accumulazione della coscienza di classe nel corpo collettivo dei settori più combattivi, c’è solo il riformismo che, in certi momenti, potrà anche essere accidentalmente radicale nelle forme di lotta, ma che rimarrà sempre succube della politica opportunista. Lo scontro con il fascismo e l’imperialismo che si profila all’orizzonte è inevitabile e richiede studio, coscienza e organizzazione. È necessario lottare contro il post-modernismo, il politicantismo e l’individualismo, che uccidono sul nascere lo spirito di militanza e la possibilità di una solida organizzazione di lotta unita e coesa ideologicamente. Lo scontro che si profila richiede l’educazione ad una prospettiva di lunga durata. Richiede la creazione di condizioni soggettive capaci di affermare, sul piano dei riferimenti teorici e ideologici per l’analisi e la conoscenza e per la guida alla trasformazione della realtà, la strategia più adeguata alle necessità e di portare alla formazione di un effettivo partito politico per la rivoluzione proletaria, che riprenda, sulla base del maoismo, il grande Cammino tracciato da Antonio Gramsci, dalla Grande Resistenza Antifascista e, pur in modo embrionale e spesso confuso, dalle lotte rivoluzionarie della fine degli anni Sessanta e della prima parte degli anni Settanta.
NUOVA EGEMONIA