LE CONTRADDIZIONI DELL’IMPERIALISMO
L’aggressione imperialista al Venezuela ed all’Iran e la prospettiva di un’impresa guerrafondaia contro Cuba si accompagnano alle mire espansionistiche e alle politiche genocide dello Stato d’Israele contro il popolo palestinese e libanese. Se questi sono i dati più eclatanti insieme alla guerra inter-imperialista in corso per la spartizione dell’Ucraina, la situazione internazionale si caratterizza praticamente ovunque per l’accentuazione dell’offensiva delle varie potenze imperialiste (USA, paesi europei, Russia e Cina) contro i popoli oppressi e per una nuova ripartizione dei mercati, delle fonti di materie prime, delle sfere d’influenza e del controllo delle principali vie di comunicazione e di transito delle merci. Tutto questo si riflette in una tendenza generale al fascismo e all’offensiva dispiegata contro i diritti, gli interessi e le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari.
LA FALSA VIA DEL RIFORMISMO E DEL PACIFISMO
Le guerre imperialiste e le politiche di guerra, espressione inevitabile della fase morente del capitalismo, se da un lato richiedono esecutivi di governo più apertamente dittatoriali e relativi “Stati di polizia”, dall’altro incidono pesantemente sulle masse popolari anche sotto il profilo dei loro interessi e delle loro condizioni di vita e di lavoro. Nell’ambito dell’attuale situazione, relativa alla ormai piena rottura degli equilibri dell’economia mondiale, la corsa sfrenata al riarmo e le imprese guerrafondaie vengono pagate dalle masse popolari già duramente colpite dalla perdurante ed irreversibile crisi economica e sociale. L’imperialismo si evidenzia come un sistema morente che cerca di trascinare nella sua agonia i popoli oppressi di tutto il mondo e la classe operaia e le masse popolari dei paesi imperialisti con lo scopo di perpetuare la propria infernale esistenza.
Di fronte a tutto questo, le varie forze revisioniste ed opportuniste cercano, in tutti i paesi del mondo, di far passare l’idea dell’impossibilità della rivoluzione proletaria mondiale e della necessità di imboccare una terza via cosiddetta “democratica” e “pacifica”. Una via che sarebbe quella di un presunto nuovo ordine mondiale possibile, caratterizzato da logiche di pace e fondato su un supposto nascente “multipolarismo”. Queste forze inneggiano alla pace e alla possibilità di contrastare l’offensiva dell’imperialismo e la fascistizzazione degli Stati, in nome di una “democrazia borghese” che nel passato avrebbe garantito libertà, diritti e progresso per i popoli e per le masse popolari.
In Italia, per es., un ampio schieramento di forze reazionarie (M5S), populiste di “sinistra” e riformiste (PAP, sinistra radicale) ed opportuniste, solleva, contro la repressione e la guerra, la bandiera della ripresa e dell’applicazione della Costituzione. Questo come se tutta la storia politica dell’Italia dal 47 ad oggi non avesse dimostrato che la Carta costituzionale, a causa della natura borghese e del suo impianto liberale corporativo, si è sempre posta al servizio del capitalismo e della dittatura della borghesia oppure, quando questo non è avvenuto, si è sempre dimostrata priva di qualsiasi efficacia e possibilità pratica applicativa.
Di fronte alla repressione, all’offensiva contro i lavoratori e le masse popolari, alle politiche di riarmo e alle guerre imperialiste, alcune forze centriste e massimaliste sollevano la bandiera della “lotta per la pace”. In Italia questa impostazione è rappresentata da forze, come il FGC/FC che vorrebbero recuperare, in una situazione storico politica del tutto diversa, le parole d’ordine lanciate dall’URSS di Stalin, dopo la II guerra mondiale, per un movimento internazionale a sostegno dell’Unione Sovietica e dei Paesi a Democrazia Popolare.
Il FGC già in occasione del 25 aprile dello scorso anno dichiarava: “abbiamo iniziato a promuovere nelle manifestazioni del 25 aprile lo slogan “Partigiani della Pace”, richiamando l’esperienza dell’omonimo movimento di massa che, a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del XX secolo, vide i protagonisti e combattenti delle guerre partigiane d’Italia e di tutta Europa mobilitarsi contro la nascita della NATO e contro l’imperialismo”…”Dinanzi ai venti di guerra, l’attualità di questa scelta trova di nuovo conferma. Chiamiamo tutti a scendere in piazza dietro questa parola d’ordine, a farla propria, a promuoverla e contrapporla ai tentativi di strumentalizzare il 25 aprile…”. Abbiamo visto che quest’anno il FGC ha ripreso alla lettera gli stessi ragionamenti e la stessa impostazione. Il problema è che mentre alla fine degli anni Quaranta questa battaglia era al servizio della rivoluzione proletaria mondiale, oggi invece si contrappone alla necessità della sua organizzazione e preparazione.
L’APPARENTE ONNIPOTENZA DEL SISTEMA IMPERIALISTA E LA REALTÁ DELLA TENDENZA ALLA RIVOLUZIONE
La situazione internazionale, l’offensiva contro i popoli oppressi, il fascismo montante, pongono all’ordine del giorno il problema della rivoluzione proletaria in tutti i paesi del mondo e non un presunto ordine mondiale di pace basato sul “multipolarismo” all’ombra dell’imperialismo russo e del socialimperialismo cinese, o il pacifismo imbelle della cosiddetta “lotta per la pace” accompagnato dal ritorno ad una mitica “democrazia borghese” del passato.
Le guerre ed imprese imperialiste degli ultimi decenni, insieme all’avanzata su scala internazionale del fascismo, sono espressione della crisi strutturale dell’economia mondiale capitalistica accompagnata dall’acutizzazione della contraddizione tra imperialismo e popoli oppressi e dalla rottura irreversibile, a livello strategico e politico-militare, degli equilibri tra le grandi potenze imperialiste.
A differenza del passato non è oggi presente una potenza imperialista o un polo imperialista in grado di affrontare una guerra mondiale con una qualche prospettiva di poter arrivare a gestire la ricostruzione, almeno per una certa fase, di un qualche equilibrio tra le varie parti dell’economia del sistema imperialista. Se gli USA, principale potenza militare, sono anche in relativo declino, non per questo altre potenze imperialiste come la Russia, la Cina, il Giappone o la Germania sono in grado di affermarsi sul piano economico al suo posto come potenza trainante.
Se consideriamo questo dato, insieme alla valutazione dell’esperienza delle guerre imperialiste da qualche decennio a questa parte, e in particolare la guerra inter-imperialista in Ucraina e l’aggressione all’IRAN, vediamo emergere la terza guerra mondiale come caratterizzata da una lunga guerra di posizione delle potenze imperialiste contro i popoli oppressi e nei rapporti tra le stesse potenze imperialiste. La terza guerra mondiale è già iniziata e appunto si accompagna inevitabilmente, per quanto riguarda i paesi imperialisti, all’avanzata dei processi di fascistizzazione degli Stati, processi peraltro ben evidenti negli USA, in Russia ed in Cina e presenti in modo particolare anche in Italia.
Se apparentemente, e su tale apparenza speculano come abbiamo visto revisionisti, riformisti ed opportunisti di tutti i tipi, l’imperialismo è così forte da sembrare invincibile ed onnipotente, una considerazione obiettiva dell’attuale situazione in cui versa il sistema economico e politico imperialista e dell’evoluzione di tale situazione nei prossimi decenni, evidenzia come questo sistema sia in un vicolo cieco e stia andando incontro alla sua rovina. Le contraddizioni che lo attanagliano sono peraltro empiricamente constatabili, per quanto relativamente ed in forme particolari, proprio nelle enormi difficoltà che gli USA da una parte e la Russia dall’altra incontrano nell’affrontare e risolvere la questione del controllo del Medio Oriente e degli altri paesi dell’ex-Urss socialimperialista, in primis l’Ucraina, ormai assoggettati al campo degli USA, e di quello dei principali paesi europei.
In questo quadro risulta anche sempre più evidente come le continue ribellioni dei popoli oppressi, accompagnate dalle grandi lotte rivoluzionarie contadine dei paesi dell’America Latina, con in testa le grandi rivoluzioni di Nuova Democrazia in India, Filippine, Turchia e Perù, insieme alle lotte di liberazione nazionale del popolo palestinese, di quello iraniano, di Cuba, del Venezuela e di tanti altri paesi del mondo, si estendono e si rafforzano nel quadro dello sviluppo della terza guerra mondiale imperialista, fondendo la lotta antimperialista con quella per la Nuova Democrazia nella prospettiva del socialismo. È precisamente in questo senso che la crisi terminale dell’imperialismo pone in primo piano oggettivamente, e sempre più anche sul terreno della costruzione delle condizioni soggettive, la tendenza alla rivoluzione proletaria mondiale. Negli stessi paesi imperialisti l’offensiva economica contro il proletariato e le masse popolari, accentuata dalla crescente disoccupazione e precarizzazione, dalle spese per la corsa al riarmo e dagli aumenti dei prezzi dovuti alla crisi economica ed alle crisi internazionali, si combina con la repressione e l’attacco frontale ai diritti politici e sindacali dei giovani, dei lavoratori salariati e di strati sfruttati ed intermedi della piccola borghesia.
Cresce l’opposizione dei giovani e dei settori più avanzati della classe operaia e delle masse popolari al sistema imperialista, alla guerra imperialista e al fascismo, alle aggressioni genocide contro i popoli oppressi, all’offensiva sanguinaria contro le Rivoluzioni di Nuova Democrazia.
MATURA TRA I GIOVANI COMUNISTI L’IDEA DELLA NECESSITÁ DELLA RIVOLUZIONE
In Italia, tra i settori più coscienti e combattivi del proletariato, dei giovani e delle realtà oppresse del Meridione e delle Isole, è sempre più diffusa la consapevolezza della necessità di rigettare le illusioni sulla possibilità di una via d’uscita “democratico-borghese” e pacifica dal fascismo e dalle contraddizioni e dalle guerre dell’imperialismo. L’esperienza politica e militare dei comunisti durante la resistenza antifascista, che già aveva inizialmente alimentato le lotte e le formazioni rivoluzionarie della fine degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta, ritorna oggi ad innervare l’opposizione dei giovani comunisti e dei giovani rivoluzionari sempre più in rotta con il nauseante e pretesco indottrinamento delle forze della sinistra radicale, di quelle pacifiste e centriste.
La fuga dei giovani da “Rifondazione Comunista” alla ricerca di organizzazioni in grado di supportare la prospettiva di una Nuova Resistenza e di una rivoluzione proletaria è un esempio molecolare di questo processo in atto.
IL PROCESSO VERSO L’UNITÁ DEI COMUNISTI RIVOLUZIONARI E LA FORMAZIONE DEL PARTITO
Lo sviluppo della terza guerra mondiale in atto, l’offensiva economica contro le masse popolari, l’eroico esempio della resistenza palestinese, la fermezza del popolo iraniano e la gloriosa epopea delle guerre popolari di Nuova Democrazia, insieme all’avanzata del fascismo in Italia a cui hanno contribuito in tutti i modi i socialfascisti del PD e i reazionari del M5S, sono tutti fattori di fondo di un processo, attualmente ancora embrionale, di convergenza ed unificazione dei comunisti rivoluzionari e di formazione di un blocco politico e sociale rivoluzionario, che riprenderà in modo vittorioso il Cammino di Gramsci sulla base dell’ideologia più avanzata del Movimento comunista e del proletariato internazionale, rappresentata dal Marxismo-Leninismo-Maoismo comprensivo dei Contributi universali del Pensiero Gonzalo.
NUOVA EGEMONIA