LA TRASFIGURAZIONE DELLA FIGURA DI EUGENIO SCALFARI

LA TRASFIGURAZIONE DELLA FIGURA DI EUGENIO SCALFARI AD OPERA DEL BLOG PROLETARI COMUNISTI-PCm

La morte di Eugenio Scalfari è stata occasione per l’ennesima manifestazione snobistica del blog del gruppo di proletari Comunisti che ha trovato modo, questa volta, di incensare  Scalfari all’epoca della fondazione di Repubblica. Non si tratta di dilettantismo politico, il che di per sé potrebbe anche essere scusabile, visto che in un contesto in cui manca un partito politico, questo tipo di ‘malattia’ non può che essere endemica. Abbiamo invece una filosofia pragmatica, volta a presentare la propria politica come erede e continuatrice di tutto quello che nel nostro paese ha anche la semplice parvenza di essere stato democratico, progressista e rivoluzionario.

A tal fine, non si esita di volta in volta a deformare la storia, l’economia, la vita politica e la cultura del nostro paese, trasformando lucciole in fari della rivoluzione proletaria. Oppure esagerando ed assolutizzando la portata di contraddizioni secondarie o, in ultima analisi, del tutto interne alla necessaria competizione tra i vari soggetti dediti all’esercizio dell’egemonia, per conto della borghesia, sul proletariato e le masse popolari.

Quello di Proletari Comunisti-PCm è un gruppo che è il caso di considerare e seguire con particolare attenzione solo per il suo pluridecennale presentarsi nel nostro paese come rappresentante del movimento marxista-leninista-maoista mondiale e delle rivoluzioni di Nuova Democrazia (India, Filippine, Perù) condotte dai relativi partiti.

La logica pragmatica del gruppo Proletari Comunisti-Pcm si prende spesso gioco della necessità di una trattazione scientifica e oggettiva. C’è quindi un surplus di frasi pubblicitarie a fronte di poche argomentazioni, che per di più sono mescolate a quelli che, di fatto, sono appelli ai sentimenti invece che alla ragione. Giornalismo politico spesso senza principi.

Il tutto, sembrerebbe, con il fine di una raccolta di consensi trasversale, almeno per quanto attiene al presunto mondo della “sinistra” e dell’“estrema sinistra”. In realtà, più che di una ricerca trasversale di consensi, qui si tratta di un tentativo di raccattare ‘frammenti’, cioè di pescare, da una parte o dell’altra, intellettuali “marxisti” falliti, “quadri politici e sindacali” in crisi e allo sbando macinati da esperienze fallimentari, giovani animati da un particolare spirito di lotta, ma lontani dall’avere adeguate conoscenze storiche e basi ideologiche marxiste-leniniste-maoiste effettive, senza minimamente elevarne il livello teorico e politico.

I redattori del blog “Proletari Comunismi-Pcm” si vantano di aver superato decine di milioni di visitatori. Ci auguriamo che anche queste cifre non siano espressione di una logica dove “per essere” bisogna prima di tutto “dare l’impressione di essere”; per “diventare quello che si vorrebbe”, dare l’impressione di essere già “un grande partito”. In fondo, si tratterebbe non solo di provincialismo, ma di una patologia classicamente italiana, la stessa in base alla quale un “imperialismo straccione” e un “paese industriale” di quart’ordine ama fare la voce grossa e presentarsi alle masse popolari come una potenza economica, politica e militare alla pari di tutte le altre.

Dicevamo della morte di Eugenio Scalfaro e della “trasfigurazione”. Potremmo fare un’interminabile carrellata dei vip commemorati alla loro morte dai redattori del blog di Proletari Comunisti-PCm. Possiamo ricordare l’esaltazione populista di un personaggio politicamente ambiguo e oscuro come Maradona[1], l’apologia di Gigi Proietti[2], che per decenni ha dato il suo contribuito all’incremento della cultura spazzatura reazionaria e irrazionalistica nel nostro paese. Possiamo continuare parlando di Raffaella Carrà[3], anch’essa commemorata da Proletari Comunisti-Pcm, nota, tra il resto, per l’accoglienza riservatale a suo tempo dal regime golpista argentino (per andare incontro alle richieste di tale giunta accettò   di modificare il testo di alcune sue canzoni per il tour sponsorizzato anche dalla TV di Stato argentina). Oppure possiamo citare “Gino Strada”, definito su tale blog come “un grande combattente anti-imperialista”, quando quest’ultimo, al servizio del Capitalismo di Stato italiano, contribuiva di fatto alla ricostruzione della società civile afgana al servizio dell’imperialismo.

Ora abbiamo però un piccolo “salto di qualità”. Nell’articolo del 17 luglio “ Scalfari è morto tanto tempo fa e Repubblica si è trasformato ormai in un fogliaccio guerrafondaio” ( https://proletaricomunisti. blogspot.com/)  , il filibustiere Eugenio Scalfari viene commemorato nelle pagine del blog di Proletari Comunisti-Pcm nei seguenti termini: è stato un “giornalista innovativo autore di pagine importanti nella storia del nostro paese contro il potere democristiano/craxiano prima e berlusconiano” … promotore di “un giornalismo di denuncia delle trame nere, del fascismo di Stato, della corruzione”.

Da un punto di vista marxista, un giornalista è “innovatore” se è democratico e progressista, ossia se in un modo o nell’altro si avvicina al proletariato e all’ideologia comunista. Nell’imperialismo non è più possibile infatti avere un punto di vista “democratico” scisso da quello relativo alla necessità del socialismo. Eugenio Scalfari non è stato nulla del genere. Per capire il percorso intellettuale di questo personaggio, bisognerebbe risalire al ventennio fascista e alla relativa fusione tra fascismo e liberalismo nei vari campi della vita economica, politica e sociale italiana. Molti intellettuali fascisti, se non la maggior parte, sono cioè diventati “antifascisti” quando ormai si capiva che, con la vittoria di Stalingrado, il nazi-fascismo aveva perso; quando cioè era diventato chiaro che per combattere l’URSS e lo sviluppo della rivoluzione di democrazia popolare in Italia, si trattava di sostenere Badoglio e gli “alleati” (USA e Gran Bretagna in primo luogo) e di iniziare a sviluppare  un “antifascismo” reazionario. Oggettivamente Eugenio Scalfari, allora reduce dalla militanza fascista poco più che vent’enne, appartiene a questa generazione di fascisti-liberali successivamente trasformati in “antifascisti”, divenuti spesso crociano-togliattiani. Così Eugenio Scalfari, ormai strettamente legato ad altri “intellettuali” caratterizzati da tale matrice, aderisce al Partito Liberale, un partito semi-fascista che, all’epoca, si collocava più a destra della stessa Democrazia Cristiana.

Però questo mondo intellettuale a cui apparteneva pienamente Scalfari era a sua volta intrecciato con quello imprenditoriale, ossia monopolistico. E questo, nel decennio successivo alla II guerra mondiale, si traduceva anche nel lavorio volto a un’adeguata ricostruzione della società civile reazionaria (partiti di potere, compreso ormai quello togliattiano, direzioni sindacali corrotte, mass media, chiesa cattolica, apparati egemonici, beneficienza e assistenza sociale, ecc.). Ovviamente tale ricostruzione, se apriva spazi di potere per nuovi strati di piccola e media borghesia privilegiata, ne toglieva altrettanti alle rendite ancora in gran parte semifeudali. Da qui, per es., lo sgangherato tentativo golpista in seguito alla formazione del primo centro-sinistra DC-PSI. Tentativo denunciato successivamente anche da Scalfari, che così si poteva anche ricostruire un’immagine pubblica “democratica”.

In questo quadro Eugenio Scalfari si lanciava velocemente nella corsa per l’occupazione degli spazi ancora rimasti scoperti nel mercato dei mass media italiani, nelle redazioni d’influenti settimanali dell’epoca, magari senza perdere l’occasione di diventare azionista dei relativi monopoli mediatici. Insieme a tutto questo, non si premuniva di usare le sue inchieste giornalistiche al fine di sostenere questa o quella frazione economica e politica della borghesia contro quella avversaria.

Solo astraendo da questa realtà, da questa piena internità di Eugenio Scalfari a questo mondo reazionario di intrighi economici e politici, si può presentarlo di volta in volta come “antifascista”, e come “antigolpista” (tacendo, al di là della sua giovanile sfegatata appartenenza al regime mussoliniano, del suo legame con il partito liberale) e come “anticraxiano”, dimenticando che prima dell’ascesa di Craxi, Scalfari era diventato deputato del PSI, ed ancora scordando che Scalfari, attaccando con i suoi reportage e dossier giornalistici una parte dell’ultra-corrotto mondo finanziario-imprenditoriale italiano, faceva tutto questo al servizio di un’altra frazione, altrettanto reazionaria e altrettanto  corrotta. Così è nata dalle mani di Eugenio Scalfari l’opera che a cui molti avevano già tentato, senza riuscirvi, di dar vita: la Repubblica.  ad Un altro influente quotidiano nazionale, rappresentativo degli interessi della borghesia imperialista.

Ora i nostri presunti marxisti-leninisti-maoisti, ossia il gruppo di proletari Comunisti-Pcm, ci propongono qui non solo la favola del carattere innovativo di Eugenio Scalfari anticraxiano, antiberlusconiano, antifascista, antigolpista, ecc., ecc., ma anche di Eugenio Scalfari in quanto fondatore di la Repubblica. Ossia ci vengono a propinare il solito luogo comune della “sinistra” borghese e reazionaria secondo cui la Repubblica, almeno per tutta una fase, sarebbe stato un giornale democratico e progressivo. L’idea delle due fasi dell’attività pubblicistica di Eugenio Scalfari e delle due fasi di la Repubblica, le prime innovatrici e progressiste e le seconde invece reazionarie, è un imbroglio ai danni della coscienza di classe del proletariato, delle masse popolari e soprattutto dei giovani dei movimenti di opposizione, che troppo spesso assumono come oro colato quanto propinato loro dai vecchi e navigati “militanti rivoluzionari”.

Nuova Egemonia 

[1] https:// https://proletaricomunisti.blogspot.com/2020/11/pc-3-novembre-ricordando-gigi-proietti.html

[1] proletaricomunisti.blogspot.com/2020/11/pc-26-novembre-saluto-maradona-lartista.html

[1] https://proletaricomunisti.blogspot.com/search?q=Raffaella

Il mondo piange Raffaella Carrà

https://it.wikipedia.org/wiki/Millemilioni

https://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_(film_1980)

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