Le elezioni nei Land della Sassonia e della Turingia
I risultai delle elezioni del primo settembre nei due Land sono: in Turingia: AfD: 32,8% (+9,4), CDU 23,6% (+1,9), BSW 15,8% (+15,8), la Linke 13,1% (-17,9), SPD 6,1% (-2,1); in Sassonia: CDU: 31,9% (-0,2%), AfD: 30,6% (+3,1%), BSW 11,8% (+11,8), SPD 7,3% (-0,4). Da rilevare anche che nei due Land ha votato il 73,5%, circa il 10% in più rispetto alle elezioni del 2019. In Turingia l’ascesa dell’AfD è proseguita dal 10,6% del 2014, al 23,4% del 2019, sino all’attuale 32%. I dati dei due Land confermano la continua crescita dell’AfD che, nelle europee dello scorso giugno, rispetto all’intera Germania, ha ottenuto più di 6 milioni di voti, in percentuale il 15,89%. Contemporaneamente evidenziano il consolidamento delle posizioni della BSW di Sahra Wagenknecht ( nelle europee circa 2.5 milioni di voti, in percentuale il 6%). Perdono posizioni La Linke, l’SPD, ed i partiti minori tra cui i Verdi. La CDU rimane stabile, ma nel complesso i risultati rendono praticamente impossibile la formazione di governi stabili nei due Land. Il 22 settembre si terranno le elezioni del Brandeburgo che verosimilmente confermeranno la tendenza generale. Il governo della Germania Federale rischia quindi di cadere a breve termine. La crescente instabilità politica rischia, sia a livello dei governi dei Land che a livello di quello federale, di imporre alla CDU l’alleanza con l’AfD o la BSW. Sia in un caso che nell’altro la CDU si ritroverebbe soggetta ad un processo di più o meno veloce erosione e relativo ridimensionamento.
Si accentua la crisi egemonica dei partiti storici della borghesia tedesca
La crisi generale del capitalismo, la contraddizione tra i paesi imperialisti ed i popoli oppressi, lo sviluppo della guerra inter-imperialista pongono per il grande capitale monopolistico il problema del rafforzamento delle proprie posizioni nell’ambito delle politiche espansionistiche di ripartizione delle sfere d’influenza, dei mercati, delle fonti di materia prima su scala mondiale. A tale scopo la grande borghesia tedesca si trova a lottare per ridefinire il carattere della stessa Unione Europea con l’obiettivo di acquisire un ruolo egemonico più forte e determinante. Tutto questo richiede un salto qualitativo nell’offensiva economica contro il proletariato e le masse popolari del paese e nel processo di fascistizzazione in atto ormai da vari decenni. Il tutto come condizione basilare per poter affrontare la situazione interna e quella su scala europea ed internazionale.
La grande borghesia tedesca, che domina economicamente e politicamente nello Stato e nella società, impone quindi al sistema parlamentare e alla classe politica dei partiti di potere, che hanno il compito di servirne gli interessi di fondo a livello delle decisioni di governo, l’adozione di misure sempre più reazionarie e antipopolari. Queste misure peggiorano le condizioni economiche e politiche della maggioranza della società e inaspriscono le stesse contraddizioni tra vari strati reazionari di piccola e media borghesia privilegiata che vedono ridursi i propri profitti e restringersi gli spazi di potere in cui cercare di far valere i propri interessi. Queste sono le due cause, interconnesse, della crescente crisi egemonica della forma dello Stato e dei vecchi partiti reazionari e quindi anche la base dell’instabilità politica che minaccia di ostacolare la formazione di un forte esecutivo, condizione che rappresenta un’assoluta necessità per il grande capitale monopolistico-finanziario dello Stato imperialista tedesco. Le due cause di fondo che determinano la catastrofica crisi egemonica e la relativa instabilità politica degli esecutivi portano così la stessa grande borghesia a lavorare per la trasformazione della forma liberale-corporativa dello Stato in una forma più apertamente ed organicamente fascista.
In questo quadro la grande borghesia tedesca, mentre continua a utilizzare i vecchi partiti borghesi al suo servizio, non esita a promuovere la nascita e lo sviluppo di forze politiche sempre più apertamente naziste e socialfasciste che si presentano come “antisistema”.
Se il grande capitale finanziario tedesco ha bisogno di scelte economiche, politiche e militari sempre più drastiche e di esecutivi di governo sempre più solidi ed efficienti, questo significa che il fascismo aperto è quello che oggi risponde meglio alle stesse esigenze della grande borghesia tedesca. Il grande capitale tedesco ha già da tempo deciso in questo senso, l’unica questione che gli si presenta è quella delle forme, dei modi e delle combinazioni con cui arrivare a tale esito.
La questione dell’astensione e del cosiddetto “voto di protesta”
Nei Land della Sassonia e della Turingia ha votato il 10% della fascia della popolazione che precedentemente si era astenuta. Ovviamente, questo 10% ha votato in maggioranza per il partito nazi-fascista e per quello socialfascista della BSW.
Questo non significa che l’astensionismo sia reazionario, come sostengono varie forze liberali, quelle sì reazionarie, di falsa “sinistra”. L’unica cosa che questo tipo di fenomeni possono effettivamente evidenziare è la profonda disomogeneità politica e di interessi di classe che oggi si nasconde dietro il dato delle astensioni. In altri termini, l’astensionismo è effettivamente un’espressione del distacco delle masse dai vecchi partiti reazionari e spesso dall’intero sistema dei partiti. Vale a dire che è uno dei principali segni della crisi egemonica. Ma di per sé la protesta, come appunto dimostrano le elezioni nei due Land, può oggi incanalarsi nelle direzioni più disparate, e quindi anche nel voto per i partiti fascisti e socialfascisti in ascesa. In generale si può sostenere che una parte, oggi probabilmente ancora minoritaria, dell’elettorato astensionista si collochi tendenzialmente su posizioni rivoluzionarie. Ma l’astensionismo rivoluzionario è pur sempre una manifestazione confusa ed embrionale dell’aspirazione alla rivoluzione proletaria e rimane un fenomeno di massa disgregato e scarsamente influente se non si incorpora progressivamente nella costruzione del partito comunista (oggi di un partito comunista marxista-leninista-maoista) e del blocco politico e sociale rivoluzionario ad egemonia proletaria.
La lettura del voto a favore dell’AfD e del BSW come “voto operaio e popolare di protesta” che viene proposta da forze dell’ “estrema sinistra” di orientamento populista di sinistra e trotskista [1], [2], da un lato presenta degli aspetti tautologici, perché si limita appunto a descrivere uno dei fenomeni della crisi egemonica, dall’altro insinua la tesi trotskijsta per cui l’ascesa dei partiti fascisti sarebbe espressione, sul piano della spontaneità e della soggettività, sia di tendenze reazionarie che di tendenze potenzialmente rivoluzionarie. Le posizioni dei populisti di sinistra e dei troskijsti si traducono nella sottovalutazione del problema del fascismo e spesso nella collusione con le forze fasciste, quindi diventano anche loro un anello del socialfascismo, della transizione dal riformismo al fascismo.
Democrazia-borghese o fascistizzazione del liberalismo-reazionario corporativo ?
Su scala internazionale vari gruppi di tendenze diverse che si richiamano in un modo o nell’altro al “marxismo rivoluzionario” sostengono che la forma dominante in questi paesi è quella del “sistema parlamentare democratico borghese”. Si tratta di una visione dogmatica che porta a sottovalutare la necessità di una corretta impostazione della lotta contro il fascismo e il legame tra la questione della lotta rivoluzionaria per la democrazia e la rivoluzione socialista.
Inoltre, se così fosse, avrebbero probabilmente torto le forze comuniste marxiste-leniniste-maoiste che propongono il boicottaggio delle elezioni. Infatti, in questo caso, per una forza comunista autenticamente rivoluzionaria, non ci sarebbero effettivamente ostacoli alla possibilità dello svolgimento di un’utile propaganda comunista all’interno del sistema parlamentare.
La questione è che una tesi di questo tipo, secondo cui i paesi imperialisti sarebbero “democratico borghesi”, conduce spesso all’elettoralismo e contribuisce a diffondere illusioni democratiche e a legare le masse popolari allo Stato borghese.
Il Partito Comunista Cinese nella storica lotta internazionale contro il revisionismo moderno guidata da Mao, affrontando il tema del capitalismo monopolistico di Stato, ha impostato correttamente il problema: “La cosiddetta democrazia borghese nei paesi imperialisti si è più scopertamente rivelata come la dittatura tirannica di un pugno di oligarchi monopolisti sui loro schiavi salariati e sulle larghe masse popolari”. (Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi, Quotidiano del Popolo del 31 dicembre 1962). Il PCCh ha chiarito che l’affermazione del capitalismo monopolistico di Stato ha reso la “democrazia borghese” una “dittatura di un pugno di oligarchi monopolisti”.
La democrazia borghese era la forma liberale dello Stato all’epoca della libera concorrenza. Con la conquista del suffragio universale era diventato possibile per i partiti marxisti e, successivamente alla formazione della Terza Internazionale per quelli comunisti, entrare nei parlamenti borghesi e svolgere in tali parlamenti un utile lavoro comunista. La conclusione della rivoluzione del 1905 in Russia aveva creato una situazione del tutto eccezionale, che ha costretto lo Zarismo a promuovere una Duma “democratica” e che quindi ha reso possibile al gruppo socialdemocratico russo (tra cui la frazione bolscevica guidata da Lenin) lo svolgimento al suo interno, come tribuna da cui parlare a tutto il popolo, della propaganda comunista.
Questa fase si è sostanzialmente conclusa con l’ascesa del fascismo e con la trasformazione corporativa dei vari Stati imperialisti sviluppatasi sulla base dell’affermazione del capitalismo monopolistico (pubblico e privato) di Stato. Dopo il colpo di stato in Unione Sovietica promosso dai revisionisti kruscioviani e la conseguente degenerazione dei partiti marxisti-leninisti, non vi è stato alcun paese imperialista in cui una forza marxista-leninista abbia potuto entrare in un parlamento borghese. Da allora sono passati circa 70 anni.
In generale la fase della democrazia borghese nei paesi imperialisti si conclude in maniera definitiva dopo la II guerra mondiale dove lo scontro tra il sistema imperialista e quello socialista, quello tra i paesi imperialisti e i popoli oppressi e quello tra borghesia e masse popolari negli stessi paesi imperialisti, determinano la completa trasformazione reazionaria dei vecchi ordinamenti demo-liberali. Alla democrazia borghese e al parlamento democratico-borghese si sostituisce una forma di liberalismo reazionario corporativo operante sotto il controllo dei circoli imperialisti del grande capitale monopolistico finanziario legato allo stato (si vedano le tesi del grande Compagno Stalin). Il sistema parlamentare e i partiti borghesi diventano cinghie di trasmissione degli interessi e degli obiettivi di questi circoli che dominano economicamente e politicamente. Circoli che operano tramite la mediazione di comitati di esperti che dirigono i governi e i principali partiti di potere. La competizione tra i partiti politici borghesi si è trasformata in una modalità che la grande borghesia usa per verificare la funzionalità egemonica di tali forze e quindi per selezionare e imporre quelle che, di volta in volta, meglio corrispondono ai propri interessi e alle proprie esigenze strategiche.
I sociologi borghesi da tempo hanno descritto e tematizzato questi fenomeni, sottolineando la fine del vecchio liberalismo e l’affermazione del liberalismo corporativo in stretto legame con il dominio del Capitalismo monopolistico di Stato. In particolare nel corso degli anni Settanta e Ottanta tutte queste teorie sono state riprese e per così dire “attualizzate”. Ovviamente per questi sociologi reazionari il problema è quello di individuare le forme migliori per arrivare a gestire, in funzione degli interessi del Grande Capitale, la crisi egemonica dei sistemi parlamentari e dei partiti borghesi.
La forma liberale corporativa, occultata da un parlamentarismo di facciata, affermatasi in tutti i paesi imperialisti dopo la II guerra mondiale era quindi anche una forma di semi-fascismo. In media da diversi decenni questa forma è soggetta a processi di fascistizzazione sostenuti, in un modo o nell’altro, da tutti i partiti borghesi vecchi e nuovi presenti nei sistemi parlamentari dei vari paesi imperialisti. In altri paesi (come appunto l’Italia) le forze apertamente fasciste al governo si apprestano a cristallizzare la loro presenza nel parlamento e quindi ad instaurare un regime organicamente fascista.
Il Presidente Gonzalo, dando anche su questa questione un contributo fondamentale all’ideologia del proletariato internazionale, ha chiaramente affermato: “Alcuni identificano il fascismo e la violenza. La violenza è un metodo per tenere sottomesse le masse; la violenza è una manifestazione di ogni Stato. S’interpreta male Dimitrov. Lo Stato ha un processo di sviluppo; la borghesia costruisce uno Stato demo-liberale, ma quando arriva all’imperialismo tale Stato diventa obsoleto…. La violenza è un ingrediente, ma non l’essenza del fascismo, la sua essenza è la rimessa in discussione dell’ordine demo-liberale e così, cerca di reintrodurre istituzioni del passato, rimodellate nel presente, per opporsi alla lotta delle masse; cerca di affermare istituzioni consacrate come ‘naturali’, le sue norme fondamentali sono: persona, proprietà, famiglia e accanto a questo Stato, Chiesa, ‘esaltatrice dell’uomo’, ed Esercito come ‘spirito vivente della nazione’. Il fascismo non è semplicemente una questione d’istituti militari o civili, ma anche del loro grado di efficacia. Il suo carattere di Stato corporativo deve essere messo in chiaro. Il governo spesso non si presenta apertamente come fascista o corporativista per evitare il discredito; tuttavia, le sue misure dimostrano che questa è la sua natura, la sua ideologia e il suo obiettivo.” (Presidente Gonzalo, V sessione plenaria allargata del Comitato regionale di Ayacucho, 1972)
La lettura revisionista trotskijsta dell’ascesa dei nuovi partiti fascisti
Quali classi sociali stanno dietro l’ascesa delle forze fasciste e socialfasciste? Questo è il problema di principio da risolvere. In Italia, per es., le forze fasciste sono al governo e non passa giorno che non operino contro lavoratori, oppositori e rivoluzionari, con sempre nuovi provvedimenti repressivi, con leggi e decreti ultrareazionari. Non passa giorno che non lavorino per costruire un ordinamento e una forma di Stato di tipo organicamente fascista.
Ci sono solo due possibilità. O si sostiene che è il Grande Capitale monopolistico legato allo Stato che promuove l’ascesa delle forze fasciste oppure si sostiene che il fascismo è il prodotto dei ceti medi colpiti dalla crisi. Nel primo caso si sostiene il punto di vista del marxismo-leninismo e del marxismo-leninismo-maoismo, nel secondo il punto di vista del revisionismo e del trotskijsmo.
In questo secondo caso, il fascismo e il socialfascismo sono visti come delle forze che entrano in contraddizione con il grande capitale (che sarebbe oggi rappresentato dai partiti borghesi storici) da una parte e con il proletariato dall’altra. Si tratta della tesi trotskijsta del fascismo come forma di bonapartismo, che mirerebbe a penetrare nello Stato e nelle istituzioni e ad imporsi sullo stesso capitalismo pur rappresentandone in ultima analisi gli interessi.
Come abbiamo visto (nota n.2), queste sono le tesi dei trotskijsti italiani e di quelli tedeschi. “Il partito conservatore dei Cristiano-Democratici (CDU), il principale partito del capitale, è stato in grado di reggere il colpo solo perché è stato percepito come il male minore tra i partiti con la maggiore possibilità di sconfiggere l’AfD”… “Tutto ciò ha portato al crollo della fiducia nelle istituzioni ufficiali da parte delle masse. Ora la classe dominante ne sta raccogliendo le conseguenze politiche”… “Eppure, mentre i partiti “di centro” sono formazioni sperimentate e affidabili per la classe dominante, l’AfD non lo è. …Per salvarsi la pelle e indebolire la destra dell’AfD, all’inizio di quest’anno la classe dominante e il suo establishment politico hanno scatenato una campagna demagogica contro l’AfD” [sottolineature nostre].
Posizioni non dissimili (nota n.2) sono quelle che sono state assunte dalla Rete dei Comunisti. Posizioni simili vengono portate avanti anche da Proletari Comunisti – Pcm Italia, che ha affermato sul suo sito che il governo fascista Meloni non rappresenta realmente gli interessi della classe dominante italiana perché spostato troppo a destra.
Vediamo le affermazioni dello stesso Trotskij che, riferendosi all’ascesa del nazismo in Germania, sosteneva: “Davanti ai nostri occhi in Germania, la democrazia è stata soppiantata dall’aristocrazia hitleriana, mentre i partiti borghesi sono ridotti in frantumi oggi la borghesia tedesca non governa direttamente; da un punto di vista politico si trova in completa soggezione ad Hitler e alle sue bande”… “Questi mercenari se ne stanno seduti sul collo del padrone, a volte gli strappano dalla bocca i pezzi più gustosi e per di più sputano sulla sua testa calva” [Trotskij, The class nature of the Soviet State, ottobre 1933].
Il socialfascismo di Sahra Wagenknecht
In Italia è ben nota la parabola che ha portato settori del Partito dell’ultra-revisionista Rifondazione Comunista (PRC) di Bertinotti in direzione delle posizioni rosso-brune sino all’aperta collaborazione con forze nazifasciste. Per quanto la traiettoria del Partito Comunista di Rizzo sia quella che maggiormente evidenzia tale percorso, i temi rosso-bruni caratterizzano varie forze provenienti dalle ripetute scissioni del PRC (dal PCI di Alboresi all’ultima scissione di Rizzo rappresentata dalla nascita di Resistenza Popolare).
Si tratta forse di un caso che in Italia sia avvenuto tutto questo e che oggi la sinistra radicale e l’estrema sinistra si dividano tra rosso-bruni e populisti di sinistra, liberali di sinistra (dal Manifesto ai residui del PRC e ad un nutrito associazionismo) e varie tendenze e combinazioni opportuniste dell’anti-stalinismo e dell’anti-maoismo (operaisti e neo-operaisti, bordighisti, trotskijsti, hoxisti, anarco-sindacalisti, ecc.)?
Quello che è avvenuto è che le posizioni opportuniste e ultra-revisioniste non solo del PRC ma anche, praticamente, di tutti i gruppi politici organizzati della fine degli anni Ottanta e degli anni Novanta contenevano in embrione tutto quello che si sarebbe sviluppato successivamente e questo, appunto, sino ad oggi.
Questo è oggi evidente in Germania nella traiettoria di Sahra Wagenknecht. Oggi si può dire che la BSW sia diventata apertamente socialfascista, ma forse che Sahra Wagenknecht, che proviene dalle file del socialimperialismo della Germania dell’Est, non è sempre stata in qualche modo socialfascista? A molti prima questo non era evidente, come non era evidente che la Linke tedesca è un nido di vipere che ha coltivato per anni, con il suo populismo di sinistra, la BSW.
Oggi Sahra Wagenknecht ripropone, in forma attualizzata, le tesi dei “nazional-bolscevichi” non a caso, all’epoca, in gran parte confluiti nel partito nazista. Ma da dove provenivano i “nazional-bolscevichi”? In gran parte da membri espulsi dal Partito Comunista Tedesco e da scissioni di gruppi operaisti, anarcosindacalisti e troskijsti.
È forse un caso che oggi, insieme all’ascesa del fascismo, rispuntino fuori forze che evidenziano una forte analogia con i “nazional-bolscevichi” degli anni Venti?
Il problema di forze come la BSW non riguarda solo la Germania, abbiamo già parlato delle varie scissioni del PRC, ma consideriamo per es. la Rete dei Comunisti che, nel giornale online Contropiano, ha pubblicato un articolo intitolato Sahra la Rossa[3]. Come inizia questo articolo di un gruppo che si presenta come comunista, antifascista, antirazzista, ecc.? L’articolo difende ed elogia la BSW: “La sinistra liberal e i giornali spazzatura che ripetono la propaganda della NATO la chiamano “Rossobruna”; ma per i lavoratori, i disoccupati, i precari lei è DIE ROTE SAHRA. Sara la Rossa! Così la chiama il popolo dei quartieri popolari e delle periferie abbandonate, così la chiamano le famiglie della classe operaia. Studiosa marxista, cresciuta nella DDR, Sahra Wagenknecht è uno dei quadri politici più carismatici della scena tedesca”. Contropiano in un altro articolo del 2 settembre afferma:“esce rafforzata l’ipotesi di rottura che ha portato avanti Sahra Wagenkneckt nei confronti della Die Linke, e di rimettere al centro dell’agenda politica della sinistra le maggiori preoccupazioni dei ceti subalterni come la questione sociale e l’opposizione alla guerra, che sono i punti più qualificanti ed interessanti del suo programma”[4].
Non una parola sull’analogia tra le posizioni naziste dell’AfD e della BSW in tema di lavoratori immigrati e sul rivoltante nazionalismo della BSW a sostegno del rafforzamento delle posizioni dell’imperialismo tedesco in Europa e nel mondo in contrapposizione agli interessi dei popoli oppressi.
La BSW è in contraddizione con la continuazione della guerra in Ucraina solo perché, come l’AfD, non vede oggi gli interessi della Germania imperialista sufficientemente rappresentati e salvaguardati. Tutto questo è spacciato dalla Rete dei Comunisti come “contrapposizione alla guerra imperialista”.
Non abbiamo dubbi che Contropiano sia proprio un giornale spazzatura che si presta per qualsiasi operazione opportunista-populista di sinistra dai tratti rosso-bruni di confusione e conciliazione tra posizioni e concezioni opposte.
NUOVA EGEMONIA
[1] In Italia i Carc-nPCI da anni danno questo tipo di lettura dei risultati elettorali a favore della Lega e dell’attuale partito fascista di governo.
[2] I trotskijsti italiani riportano (https://rivoluzione.red/elezioni-in-germania-tutti-contro-la-destra-lestablishment-e-il-capitalismo/) un comunicato dei trotskijsti tedeschi ( https://derkommunist.de/auf-die-strasse-gegen-afd-establishment-und-kapitalismus/) in cui si afferma: “I partiti del governo federale (Socialdemocratici, Verdi e Liberali) sono stati puniti fortemente per i loro attacchi contro la classe lavoratrice”… “Il riformismo e il liberalismo sono stati drasticamente puniti in queste elezioni” … “fallimento della campagna dell’establishment contro l’AfD”. Non risultano distanti le posizioni del gruppo populista di sinistra di La Rete dei Comunisti attivo nel sindacalismo di base con USB e nel movimento studentesco con OSA e Cambiare Rotta: “In primis, i tentativi dell’establishment politico tedesco di fermare l’AfD non sono risultati molto efficaci, per usare un eufemismo. Da anni cercano la via per proibire la formazione che proprio in Turingia è sotto osservazione dei servizi segreti interni, di vietare le pubblicazioni vicine al partito (com’è successo con Compact) e di chiamare i suoi elettori “stupidi”, nazisti o con stigmatizzazioni simili. Tuttavia la maggior parte degli elettori dell’AfD fanno parte delle classi subalterne, persone con un reddito basso che non sembrano attenersi ai criteri di “rispettabilità” dettati dell’establishment politico tedesco” (https://contropiano.org/ news/internazionale-news/2024/09/02/elezioni-regionali-in-germania-governo-a-pezzi-0175264)
[3] https://contropiano.org/interventi/2024/09/03/sahra-la-rossa-0175270
[4] https://contropiano.org/news/internazionale-news/2024/09/02/elezioni-regionali-in-germania-governo-a-pezzi-0175264